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Quijote di Mimmo Paladino

Milano – “Quijote”, il film di Mimmo Paladino, evento della retrospettiva “Trent’anni di Mimmo Paladino” che Milano dedica all’artista è un’opera d’arte più che un film, con taglio teatrale con immagini statiche con scene minuziosamente curate come un’installazione. Originali le riprese di alcuni personaggi immobili in primo piano che “parlano” con le loro voci fuori campo. Girato a Paduli, in gran parte tra le sue opere, le riprese hanno spaziato in un raggio massimo di una quarantina di chilometri “per pigrizia e per economia”. Non manca nulla, il castello di Dulcinea, le pale eoliche moderni mulini a vento, edifici recenti che un sapiente gioco di luci rende spettrali e senza. Abile nello sfruttare gli elementi naturali, come ha rivelato alla fine del film, reale è il forte vento che agita e fa danzare i fogli di carta nel dialogo tra il prete – Enzo Moscato e il barbiere – Angelo Curti, una strepitosa luna che si era alzata imprevista alla fine di una giornata di lavorazione, ha fatto realizzare una delle scene più suggestive del film. Non è casuale nemmeno la partecipazione del puparo Mimmo Cuticchio, voce narrante che in apertura invita gli spettatori allo spettacolo con un curioso “trasite” (uscite)perché sembra che Cervantes ebbe l’intuizione di creare don Chisciotte assistendo a uno spettacolo dei Pupi in Sicilia. Paladino è stato disponibilissimo a raccontare questa avventura.
Come è arrivato alla regia?
Il cinema da sempre mi incuriosiva. Per il cinquecentesimo anniversario del don Chisciotte mi avevano chiesto di allestire una mostra al Museo di Capodimonte. C’era un po’ di budget per girare un corto, volevano offrirlo a Mario Martone, senza esitazione mi sono proposto io.
Come ha scelto gli interpreti, artisti famosi ma non tutti attori?
Perché li conoscevo e non dovevo pagarli. Alla base della scelta c’era la totale mancanza di un serio budget, ho dovuto arrangiarmi con amici e parenti, mia figlia Ginestra interpreta Dulcinea. Negli ultimi giorni di lavorazione Peppe Servillo non aveva più potuto venire sul set, ho dovuto utilizzare lo scenografo per girare le scene dove si trova in Paradiso. Lucio Dalla lo avrei scelto comunque, anche se mi fossi chiamato Fellini.
Nel cast c’è anche il poeta Edoardo Sanguineti?
Lo conosceva fin da bambino perché frequentavo la libreria di Napoli dove teneva le sue letture, il suo viso era speciale e ben si presta al cinema. Aveva un poemetto inedito giovanile del 1948 su don Chisciotte. Gli ho detto “Edoà, allora devi venire a leggerlo!”
Il suo Chisciotte è molto personale …
Il film si è costruito facendolo, con un minimo di sceneggiatura realizzata da Corrado Bologna con cui collaboravo per la mostra. Non sono professionista, ho potuto concedermi delle libertà e inserire testi di Borges e di Joyce. Don Chisciotte impazzisce per la troppa lettura, io leggo poco. Alessandro Bergonzoni interpreta il mago del linguaggio perché lo è anche nella realtà. Mi interessava l’enorme letteratura grafica sul Chisciotte, da Dalì a Picasso, e cosa che in arte è importante, vede cose che gli altri non vedono.
Ha altri progetti per il cinema?
Fatto un film viene voglia di continuare.Sto pensando a Federico Secondo, che appare nel film, perché anche lui è un visionario. Ci sono zone tra la Puglia e la Campania che i stimolano visivamente ma non so se ritroverò l’energia e il coraggio di allora. In questi giorni sto sistemando la montagna di sale in piazza Duomo e mi è venuta qualche idea.
E se piove?
Non succederà niente, ho l’esperienza di Napoli dove al massimo il sale si era compattato. E’ sale vero, regalato dalle saline di Sicilia. Quindici anni fa piovve il diluvio universale ma non accadde niente.

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